lunedì 26 luglio 2010

Un libro di Enzo Biagi: "MILLE CAMERE"

Pubblicato nel 1984, è un libro di ricordi su luoghi, persone, avvenimenti e situazioni incrontrate da Enzo Biagi, quando era inviato speciale in varie parti del mondo.
Sulla sua idea dei viaggi e delle occasioni che la vita ci offre dice:

" Ho scoperto che molte vie non conducono in alcun luogo e che tutti i percorsi si assomigliano. la tua esperienza non serve agli altri: è una moneta che uno solo può spendere. Ad una certa ora qualcosa di straordinario può accadere ovunque, anche in una baracca, in mezzo al deserto. Basta saper guardare".

Ma il libro non è solo un araccolta di viaggi o di fatti, si può scovare a tratti anche qualcosa del lato umano di Biagi, come il suo rapporto con Dio e con la spiritualità in generale:

"La spiegazione più accettabile della presenza di Dio, la sentii da un bambino "Dio viene col vento". Budda, Maometto, Confucio, mi vanno tutti bene: ho visto recitare rosari a Pompei come a Kyoto: in Giappone i grani erano più grossi. Chi è in lutto da noi veste nero; i cinesi di bianco. Un'indiana versava nel Gange latte e petali di rosa; da noi si asperge acqua santa e si brucia incenso".

Interessante è soprattutto la prima parte del libro in cui si parla di celebri personaggi italiani: da Montanelli a De Gasperi, da Amendola ad Ignazio Silone (verso il quale lui confessa di aver sempre avuto una sorta di soggezione).
Passa poi a raccontare della sua avventura lavorativa negli Stati Uniti, a Budapest, Mosca, a Roma e Parigi, a Londra e a Berlino.
Un susseguirsi di occasioni e di interviste a persone dello spettacolo, della politica ma anche a persone comuni, di tutta Europa e non solo.
Tra gli incontri più significativi da lui descritti verso la fine, quello con Fellini col quale aveva una profonda amicizia tanto che Fellini confidò a Biagi in punto di morte "innamorarsi ancora una volta" , e Mastroianni.

Un libro che consiglio di leggere, anche se magari può essere etichettato come "pesante" (almeno i miei amici così si sono espressi) ma che lascia qualcosa dopo averlo letto, c'è storia dell'Italia, c'è il lato umano delle persone che lui incontra, c'è la volontà di trasmettere anche gli odori dei posti che l'autore ha visitato.
Da wikipedia ho letto che lui ha scritto:
« Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l'acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata. »
Così dovrebbero pensarla tutti i giornalisti. A tal proposito colgo l'occasione per ricordare il gesto di Maria Luisa Busi che ha lasciato la conduzione del TG1 perchè non si riconosceva più nella testata giornalistica. Lo ricordo perchè spesso questo genere di cose finiscono nel dimenticatoio. Credo dovremmo avere più coscienza e memoria di sacrifici e gesti coraggiosi come questo.
Chiudo la parentesi moralista per dirvi questa curiosità: nel 2008 fu anche istituito il "Premio Nazionale Enzo Biagi" e fu vinta la prima edizione da Roberto Saviano. Riflettendoci Saviano, rispecchia a pieno lo spirito e l'idea che aveva Biagi del fare informazione e nelle trasparenza in tv e sui giornali.

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